La filosofia di Wilder

Mi piace osservare, osservare sempre, perché spesso guardare non basta.

A volte mi capita di vedere persone che si sorridono senza motivo, dimenticandosene dopo pochi istanti … e io sorrido per loro.

Sorridono e poi tornano a chiudersi nel loro mondo.

Pochi comprendono che ci sono situazioni talmente belle e inaspettate nella vita che sarebbe un errore gravissimo soffermarsi oltremodo sulle pagine infelici.

Ed è per questo che serve andare oltre, per esempio coltivando un sogno poiché i sogni sono il lato entusiasmante dell’esistenza.

Invece di arenarsi su false certezze che non porteranno mai da nessuna parte.

Coltivare sogni, nutre l’esistenza.

Così come imparare a nutrirsi di momenti positivi. Semplici.

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L’Argonauta – In cerca di spazi nuovi – cap. 2

La luce illuminava l’intera stanza, sottili raggi di luce filtravano dalla tenda bianca della finestra di quell’uomo.

Nella lunga notte lei si era lasciata riparare le ferite, fidandosi dell’uomo che in silenzio, senza chiedere altro, ora le stava di fronte.

“Ti sono debitrice”.

“Non ho fatto nulla, se non soccorrere una persona in difficoltà”.

“Non tutti avrebbero aiutato una sconosciuta in fuga, in piena notte, intrufolatasi di nascosto in un auto lasciata aperta”.

“Le persone non sono tutte uguali, neppure gli sconosciuti”, rispose lui.

Attese qualche istante e aggiunse “Toglierai mai quel casco?”.

“Quando smetterò di fuggire da quella parte di me che non accetto per il dolore che ha causato”.

“Sai la vedo ogni volta che una superficie o un vetro, riflette il mio volto. Per non soffrire ho preso un casco e l’ho modificato per poterlo portare sempre”.

Il suo io era in cerca di spazi nuovi.

L’uomo non aggiunse altro e si diresse verso la finestra di casa e, dopo avere scostato con un gesto deciso la tenda, spalancò l’ampia finestra.

“Il giorno in cui toglierai il casco, smettendo di essere tua nemica, quel giorno ritroverai una seconda occasione e tornerai a sentire il vento, la brezza del mattino, avvolgere il tuo viso e risentirai l’odore unico dell’erba bagnata pungere il tuo naso”. “E …”.

Non aveva nemmeno finito di parlare quando sentì un rumore metallico alle sue spalle, lo stesso della notte prima, che lo fece voltare di scatto.

L’Argonauta era lì, in piedi, a pochi passi da lui con il suo casco sottobraccio.

L’uomo non disse nulla, la donna inspirò profondamente la brezza umida a occhi chiusi.

“Sono stanca di fare la guerra a me stessa” disse e sorrise.

Scritto con @bluchina3

L’Argonauta – cap. 1

Era notte quando lui avvertì un rumore metallico provenire dal sedile posteriore della sua auto.

Aveva appena infilato le chiavi per avviarla e si voltò attratto da quel rumore, fu lì che vide una persona raggomitolata su se stessa con un uno strano casco in testa.

“Chi sei tu?” chiese stupito, e quella strana figura rispose con voce femminile: “Sono l’Argonauta”.

Quindi la osservò meglio: aveva le braccia ricoperte di piccoli graffi, alcuni appena sanguinanti, come di chi ha corso tra rami aguzzi e rovi, i jeans strappati in diversi punti, doveva essere caduta più volte.

«Come mai sei ferita? Da dove arrivi?»

Nessuna risposta, la donna aveva perso conoscenza.

L’uomo si tolse la giacca cercando di coprirla alla bene e meglio e ripartì, portando con sé la sconosciuta.

Arrivato a casa corse ad aprire la porta, tornato alla macchina la prese in braccio e la condusse all’interno. Cerco di toglierle quello strano casco in metallo, ma lei rinvenne e lo fermó.

“Sei ferita?”

“Si, Fuggivo, da qualcosa” rispose lei con voce affannata.

“Vado a prendere dei cerotti e una garza per medicarti”.

Stava agendo d’istinto lui, come sempre, abituato a fare poche domande e a osservare i dettagli, anche i più piccoli, dove trovava tutte le risposte.

(scritto con @bluchina3)

La Formula Magica (capitolo 2)

Mentre Valentina decise di pagare il libro, dal caffè all’interno alla libreria, il cameriere la chiama “Guardi che il caffè che ha ordinato prima si sta raffreddando”.

Valentina presa da quello scambio di battute si era dimenticata del caffè ordinato.

“Eccomi” disse sorridendo.

Lui aveva ancora voglia di parlare con lei e quindi decise di avvicinarsi al tavolo del bar assieme a Valentina.

“I mutamenti dipendono da noi, non solo dal destino”, riprese l’Alchimista.

“A volte mi sembra che il destino ci mandi dei segnali ed io cerco di interpretarli” rispose lei.

“In effetti esiste un mondo non visibile agli occhi, che ci circonda, un mondo di energie che possono condizionarci”.

Valentina non era abituata a sentire parlare di energie, lei credeva nella magia, giovane e piena di sogni, era abituata alla magia che vedeva nel Natale o quella che cercava negli scatti fatti con la sua POLAROID quando la vedeva prendere forma nelle stampe delle sue foto fatte di piccole e sorprendenti rivelazioni, scherzi di luce.

La magia la trovava anche negli occhi che cambiano colore a seconda del cielo.

“Non credo esista un mondo non visibile che ci circonda non siamo a Hogwarts”, rispose con ironia.

“Guarda ora tu sei circondata da un’energia che non vedi eppure è molto potente” le disse l’Alchimista con aria seriosa, “io vedo nel non visibile e posso percepire il divenire”.

Valentina finì il caffè, posó la tazza e iniziò a prestare attenzione a quelle misteriose parole, la sua curiosità si fece sentire.

“Quindi sarei circondata da qualcosa che pur non vedendo, esiste e addirittura può mutare il mio destino?”

“Si, è così” disse lui, “e ho una formula magica per dimostrartelo, se vuoi te la svelo, ma devi poterla scrivere, questa formula ti eviterà di assorbire energie negative e potrebbe esserti di grande aiuto un giorno”.

L’alchimista voleva far capire a Valentina qualcosa sul mondo del non visibile.

“Ecco la mia agenda, dettami pure la formula”…

“Sei pronta a scrivere?”

“Si” disse lei sempre più incuriosita.

“Ecco scrivi … Non mettere mai …”

L’Alchimista fece una breve pausa e continuó “Hai scritto?” …

“Si sì, prosegui”

“Non mettere mai le mani nelle prese della corrente, che poi senti l’energia elettrica e può farti sobbalzare”…

Valentina a quel punto scoppió a ridere, inizialmente si sentiva quasi presa in giro. Sorrideva stupita.

Poi capì che in effetti può esistere eccome qualcosa di reale pur non visibile.

“Mi hai fregato?”, disse poi Valentina all’Alchimista.

“Non credo proprio” disse lui sorridendo, “la vera formula magica è dare forma a un sorriso”.

La Formula Magica (cap.1)

Quella domenica era insolitamente fredda e ventosa, Valentina decise di entrare in libreria. Amava sfiorare la carta con le dita e annusare il profumo dei libri.

Appena entrata, si recò nel reparto dedicato ai libri di saggistica e filosofia, fu attratta da un titolo, allungó la mano verso l’unica copia che era rimasta.

Nello stesso istante, l’uomo che pochi minuti prima le aveva tenuta aperta la porta della libreria, prese contemporaneamente lo stesso libro.

“Mi scusi, non avevo visto che lo stava scegliendo, lo tenga pure lei”.

Accadde che nel prenderlo involontariamente assieme, le loro mani si sfiorarono e lui sentì qualcosa quando la mano di Valentina entró in contatto con la sua.

Lei invece non ci fece caso.

Non poteva sapere che lui fosse un Alchimista.

“Questo libro arriva da lontano detiene una conoscenza millenaria.”

“Non lo conosco, sto passando un momento particolare della vita e mi ha colpito una parola del titolo”

“Quale ?”

“Mutamenti”, rispose Valentina.

“I mutamenti non avvengono per caso, lei crede nel destino?”

“Tantissimo, non è possibile secondo me che tutto sia casuale.

Tutto accade per un motivo prestabilito”.

“Ne è convita?”

“Convinta?” disse sorridendo lei, “non è la parola giusta, mi piace pensarlo e magari questo libro mi può aiutare a capire qualcosa di più sul destino, d’altronde non si può sempre decidere in modo razionale in cosa credere”.

Lui le sorrise.

“Allora questo libro forse era destinato ad essere letto da lei, lo tenga pure, io l’ho già letto.”

C’è sempre una parte della natura che aspetta di essere scoperta, diceva Jung.

Loft

Partita per il week end,

stava rientrando dopo una serata con gli amici nel suo loft in montagna.

Appena inserita la chiave nella serratura, sentì uno strano rumore provenire dalla legnaia.

Si voltò stupita e nonostante il buio, vide mancare parecchia legna per il camino.

Disse “Che strano, nessuno mi aveva mai rubato legna, poi in queste zone la regalano quando tagliano gli alberi caduti”.

Decise di non dare più di tanto peso nè allo strepitio, nè alla legna che mancava.

Valentina era una ragazza che non si faceva certo suggestionare.

Entrata in casa, nemmeno il tempo di accendere la luce dell’ingresso, chiamó una sua amica …

Le raccontó di quello strano fatto.

L’amica al telefono rispose “Se fossi sola, al buio e sentissi rumori ambigui, fuggirei”.

Valentina non diede peso alle parole dell’amica, la salutó quasi scocciata, “Sei stata davvero molto utile”.

Posate le chiavi, appena entrata nel salotto, Valentina rimase stupita.

La legna che aveva appena notato mancare nella legnaia,

era vicino al camino.

Si sedette sul divano, turbata perché non riusciva a trovare nessuna logica spiegazione.

“Chi aveva portato e sistemato in sala tutta quella legna ?”

Si chiese lei.

Mentre era seduta sul divano, Valentina sentì qualcuno infilare le chiavi nella porta.

Spaventata corse in cucina a cercare qualcosa per difendersi.

Trovó un coltello.

Lo afferrò e attese nascosta dietro alla porta della cucina.

E dalla fessura dello stipite osservava chi si accingesse a entrare.

Finalmente potè vedere chi fosse.

Con grande stupore vide se stessa.

“Chi sei tu?” chiese Valentina

“Sono il tuo Io”

Sbalordita Valentina chiese “Il mio Io ?”

“ Si, sono il tuo Io, non preoccuparti”

Valentina in quell’istante si ricordó delle strane parole che le disse un uomo che il giorno prima aveva incontrato camminando in mezzo alla neve, nel bosco lì accanto.

La aiutó ad alzarsi dopo che cadde scivolando sul ghiaccio mentre si ostinava a voler salire nella parte alta del bosco.

“Si è fatta male ?”, le chiese lui.

“No, sono solo molto stanca e tentavo di arrampicarmi nella parte più alta di questo splendido bosco, per sentire il silenzio assoluto, sa anche io presa dalla famosa ricerca di me stessa”.

“Forse stai fuggendo inutilmente da te stessa.”, lui le disse.

Ricorda che “L’energia che guarisce ti sta accanto”, e a seguire disse quelle profetiche parole diventate realtà:

“Essa arriva dal mondo che ci è accanto perchè l’ Io è sempre con te”.

Ed ecco irrompere alla mattina il suono della sveglia alla solita ora … e Valentina appena riconnessa con la realtà, pensó a quando tornare nel bosco a cercare quello strano uomo.

La confessione – capitolo 3

“Abbiamo tutti un posto che non dimenticheremo mai”, rispose lei sorridendo.

“Hai ragione, ma certi luoghi sono la morte della nostra coscienza”.

“Sembri sempre più cupo, deve essere successo davvero qualcosa in quel luogo che ti ha segnato”

“Ero giovane e pur di avere un posto di lavoro, accettai di fare una cosa che credetti sarebbe restata sepolta nel passato”

“A tutto c’è un rimedio, non essere così duro con te stesso”.

Lei cercava di capire.

“Senti tu devi promettermi che pubblicherai ciò che ti sto dicendo, ho cercato più volte di parlarne, ma ora che ho visto quel vecchio campo incolto, trasformato in un campo da calcio per ragazzi, la coscienza che allora ho anestetizzato per una manciata di soldi e la promessa di un lavoro garantito, è tornata a rodermi dentro”

“Non sono solita fare promesse”, rispose lei.

“Molti anni fa, fui assunto da una azienda che produce materiale radioattivo e per risparmiare sui costi di smaltimento degli scarti di produzione, anch’essi radioattivi, mi offrirono dei soldi per seppellire dei fusti contenenti questi scarti in quel campo che oggi, dopo tanto tempo è diventato un campo da calcio per ragazzi”

Lei rimase un attimo disorientata da quella confessione, si trattava di qualcosa che non avrebbe mai pensato.

“Ma perché non denunci tutto agli organi competenti?” le chiese lei.

“Sarei arrestato assieme a tutti i responsabili e non voglio finire in galera, ho perso mia moglie di recente e ho un figlio gravemente malato da aiutare.

Tu puoi appellarti al segreto professionale giornalistico e salvare tutti quei ragazzi da un dramma”.

Lei si portó una mano alla fronte, voleva riflettere prima di decidere cosa fare.

Di certo ormai non poteva più sottrarsi dal fare tutto il possibile per fare ritrovare quei maledetti rifiuti portatori di morte”.

Decise di accettare e quando alzó lo sguardo e si tolse le mani dalla fronte, lui non c’era più.

Lui le lasció un foglio sul sedile del treno, aveva indicato quel posto, scrivendo ogni riferimento.

Lei si alzó velocemente dal sedile del treno per capire dove fosse finito quell’uomo.

Rimase talmente stupita da quella confessione che non si accorse nemmeno che il treno fosse arrivato in stazione.

Prese con sè il foglio e decise di raccontare tutto, di scrivere tutto e pubblicarlo.

Giorni dopo le scrissero molti genitori di quei ragazzi che lei aveva salvato.

Sentì l’importanza di avere fatto la scelta giusta, pubblicando quella confessione. Era in pace con se stessa.

Non dimenticó mai quell’uomo.

Mai avrebbe creduto che un guasto alla linea ferroviaria, avesse potuto salvare delle giovani vite dalla follia di persone senza scrupoli.

Da quel giorno lei capii che forse davvero, nulla accade per caso.